Renato Amata, nasce a Troina nel 1954, attualmente vive a Enna, ha coltivato sin dalla giovane età 1a passione per la musica e la comunicazione, Dagli anni ’70, si afferma come Disk Jocher, per poi tresferirsi a Bologna dove da studente del DAMS diretto da Umberto Eco, si immerge nel fermento culturale e politico dell’epoca, collaborando tra l’altro con le prime radio libere e partecipando attivamente al movimento studentesco del ’77 bolognese, con il soprannome di “Generale”. La sua carriera professionale si sviluppa nel settore della musica e dei multimedia. Fondatore della prima etichetta italiana di hiphop in lingua nazionale: Century Vox Records, ha contribuito a portare alla luce le nuove voci della scena musicale italiana, stabilendo un ponte tra la tradizione popolare, come in particolare quella del Salento e le nuove tendenze giovanili nelle aree urbane. Successivamente, ha diretto il laboratorio di produzione musicale Mixtophonico Lab all’interno del prestigioso Link Project di Bologna, centro di riferimento internazionale per l’innovazione culturale. Poi divenuto Link Associated aps di cui é stato presidente. Impegnato in progetti sociali e di cooperazione internazionale, è stato promotore di “Orchestra Do Mundo”, un’associazione tra artisti nata per sostenere i bambini delle favelas attraverso la musica. Ha diretto progetti europei come membro del comitato scientifico del PON 2000 del M.I.U.R. per lo sviluppo di laboratori di musica digitale nelle scuole europee.
Il libro di Renato

Con L’anni e li iorna, Renato Amata ha voluto rendere omaggio a Troina, la sua città di origine, restituendo voce e memoria a una comunità segnata dalla dura e sanguinosa battaglia che investì l’antico borgo nell’estate del 1943. Lo fa intrecciando i racconti di parenti ed amici con la testimonianza d’eccezione del grande fotoreporter Robert Capa, che proprio a Troina realizzò alcune delle sue immagini più celebri della campagna d’Italia. Il libro si distingue per la forza evocativa con cui l’autore descrive i momenti della battaglia, sempre radicati nei luoghi reali in cui si sono svolti. I suoi concittadini e consanguinei diventano protagonisti avventurosi di una trama dal sapore cinematografico che, pur nella fuga, restituisce una Sicilia antica, fatta di tradizioni contadine ormai quasi perdute ma anche di una solida cultura umanistica che attraversa i secoli. Oltre al racconto della guerra e della sua crudele inutilità, il testo lascia emergere un tema spesso trascurato: il ruolo delle donne. Figure centrali nella sopravvivenza e nella ricostruzione, troppo a lungo oscurate dal patriarcato e dalla retorica bellica, trovano qui uno spazio di riconoscimento e memoria. La scrittura, semplice nei toni ma densa di significato, sembra portare con sé l’eredità culturale del primo dopoguerra: un’epoca di rinascita e speranza, dopo il grande incubo della guerra. È proprio in questa tensione tra orrore e desiderio di futuro che il libro trova la sua più autentica profondità, restituendo al lettore una narrazione che è insieme storica e universale. In un tempo come il nostro, in cui il valore della memoria appare spesso fragile, L’anni e li iorna ci ricorda l’urgenza di non dimenticare, e di continuare a riconoscere la forza silenziosa di chi, allora come oggi, ha saputo custodire dignità, umanità e resilienza.

