Michele Lambo. La ricerca artistica di Michele Lambo si è manifestata, fin dagli anni settanta, guidata da un interesse per la forma della scrittura per un mettersi continuamente a distanza dalla parola, per indagare il senso di un discorso – anche impossibile – per un gioco di segni che, giungendo da lontano appartenesse alla memoria. A Enna, dove l’artista attualmente vive, ha curato per anni in collaborazione con Riccardo Di Stefano, anima del Centro DiStefanoarte mostre di artisti contemporanei documentate nei rispettivi cataloghi: Zapping, Com-media dell’arte, Quel treno Firenze-Enna. Successivamente è stato direttore artistico dell’associazione Umbilicus che ha operato nel territorio Ennese nel campo dell’architettura e dell’arte. Sue opere si trovano al Museo di Arte contemporanea di Gibellina, al Museo del Vulcano di Fomazzo di Milo, al Collegio Cairoli di Pavia, alla Galleria Civica di Arte contemporanea di Praia a mare, alla Biblioteca Comunale di Ponte delle Alpi, al Museo civico di Trecastagni, alla Civica Galleria di Arte contemporanea di Gallarate, al Museum di Bagheria, al museo d’arte contemporanea di Matino. Al Museo della Carale di Adriano Accattino a Ivrea. E’ presente nel volume “Visual poetry in Europe” pubblicato dalla fondazione Benetton
Il libro di Michele

I racconti in questa raccolta sono onirici perchè avvengono nel silenzio della psiche, dove nessuno può realmente posare lo sguardo. Si narra di una presa di responsabilità verso sé stessi, l’avvicinamento a un daìmon; si conducono i personaggi a non vivere a propria insaputa. Nel loro percorso si presenterà il momento in cui è richiesto un salto di coscienza, una piena accettazione di sé per poter proseguire ciò che altrimenti potrebbe svanire. Così il sogno più grande che echeggia tra le righe dei personaggi è poter un giorno dire: ho vissuto la mia vita. Questo aspetto si rapporta col tempo, un tempo che scorre e travolge, scuotendo verità e certezze, orientando i gesti e riformulando consapevolezze che si tradurranno in azioni future. Percorsi è l’altra parola d’orientamento contenuta nel titolo; si tratta di percorsi non lineari perché i personaggi sono in movimento su un sentiero non tracciato: cammini silenziosi, cammini interiori, cammini arbitrari, interrotti. Quando il percorso è interrotto captiamo l’indicatore che potrebbe avvicinarci al senso meno evidente e più compiuto rintracciabile in questi otto racconti, ovvero, la difficoltà, ma anche la possibilità, nel far ripartire un cammino quando lo scopo sbiadisce e l’io oscilla debolmente all’orizzonte: ecco arrivare in aiuto una voce che guida al superamento dello stallo, alleggerendo e rendendo liquido un substrato nuvoloso senza svuotarlo delle sue incertezze ma nutrendolo d’istanze positive e di virtù. Si osservano i momenti in cui il movimento s’incrina, si ferma e in quell’attimo apparentemente difficoltoso emergono necessarie fragilità che costituiranno la futura natura dei personaggi, umani non precostituiti che s’imbattono in un sentiero interiore e personale che tenterà di coinvolgerli verso un ipotetico destino. di Ruggero Lambo.

