Pasqualino Alessio Restivo è nato ad Enna nel 1983 dove vive. Conseguito il diploma alberghiero ha intrapreso numerosi viaggi che gli hanno consentito di conoscere diverse realtà arricchendolo umanamente. Si dedica alla pittura prima di scoprire nel 2012 l’interesse verso la poesia. Nella sua prima raccolta di componimenti poetici dal titolo “Nel canto e nel silenzio” vi è l’impegno di 4 anni di scrittura nella quale silloge sono contenuti una prima parte della sua ricerca compositiva. Partecipa con passione altrettanta alla antologia poetica de l’inedito letterario intitolata “La torre della regina” uscita in pieno lockdown con nove liriche inedite. Sta per uscire la sua seconda silloge poetica dal titolo “Sui sentieri di Jesse” con l’inedito letterario.


I libri di Pasqualino

 

Sui sentieri di Jesse -poesie-

di Filippo Minacapilli. Leggendo i componimenti poetici di Pasqualino Alessio Restivo, emerge immediatamente e, direi, quasi prepotentemente, l’immagine del cantore di antica memoria, novello menestrello che, coi suoi versi, spesso struggenti, a volte delicati, oltreché profondi e intimi, ama dedicare all’Amore i propri spazi esistenziali. Il tema di fondo della raccolta “Sui sentieri di Jesse” è la valenza “mantrica” dell’amore nell’esistenza dell’uomo, attraverso gli occhi del poeta. Pasqualino Alessio è alla sua seconda raccolta di liriche, e, come suo stile, dà corpo alle emozioni, ai sentimenti, alla propria interiorità con un linguaggio che, con estremo tatto e dolcezza, dedica all’amata se stesso, la propria essenza di uomo e di poeta, innamorato non solo dell’amore ma, anche, della vita quando questa è espressione piena dell’amore, vissuto dal Nostro, appunto, come l’archè dell’esistere umano. Pasqualino Alessio offre al lettore una visione quasi filosofica del rapporto tra l’uomo e la vita. Ricorre di frequente, nei suoi versi, una sorta di dualismo, “luce e buio”, “gioia e dolore”, “presenza e assenza”, con una ben definita correlazione, cara all’autore, tra loro. Diventa “assordante” il dolore, nel silenzio! L’amore è fonte di luce che “illumina” ogni cosa; la sofferenza, la mancanza sono “coltri pesanti” che tutto oscurano e coprono; alla danza di gioia per la presenza della donna amata si contrappone la “rovina” nel buio quand’ella è assente. L’autore sottolinea con forza la funzione intrinseca dell’amore quale fattore che tende a esaltare la voglia di vivere rivelandone, al contempo, il senso autentico, lungi altrimenti, questo il leit motiv  “testardo” di Pasqualino Alessio, da una vita banale o insignificante, e a rendere, altresì, eterno ogni pur minimo frammento di vita. Emerge, attraverso i versi, cantati in un linguaggio che trascende la contemporaneità, la ricerca quasi spasmodica del poeta a ricongiungersi all’immenso. A immergersi, a tuffarsi, a sciogliersi in esso. Un ritorno al “grembo materno” la sorgente dell’amore puro.  E, Pasqualino Alessio, col suo canto che trabocca di purezza, ne fa partecipe l’amata, anzi è lei stessa la personificazione dell’immenso perché è con lei che si realizza “ciò che tutto muove”, l’Amore. “Anelo a te/creatura immensa/ tu che sei destino/ in vita eterna”. Altra caratteristica di Pasqualino Alessio Restivo, magnifica, rara, segno di un’elevata sensibilità poetica, è il suo essere un tutt’uno col cosmo. Come in un gioco “egocentrico”, l’autore vi si proietta per descrivere il dolore, il muto soffrire, la gioia di vivere, la ricerca della Bellezza…o, per ritrovare il profumo e la freschezza dell’amata “Ed è dolce la tempesta/ nell’immaginare te/ rugiada fresca…” Pasqualino Alessio fa dell’amore la ragione del vivere. Attraverso i suoi versi, espande nell’universo intero un messaggio di rispetto assoluto per l’altro, par la donna amata, per il sentimento amoroso, par la Natura. Animo sensibile, il Nostro, dicevo sopra, e lo si evince anche nei versi struggenti del componimento “L’urlo” e lo fa con maestria linguistica, apparentemente metaforica, ma di fatto estremamente reale e toccante “Gli occhi di chi t’osservi/ son coltelli sanguinanti/ e il desiderio acceca/ il senno” Evito di citare frammenti, meritevoli di essere approfonditi, proprio perché, reputo, va lasciato al Lettore il piacere di assaporarne a pieno, e in  una “solitudine” priva di rumori di fondo, le sfumature, il fascino delle parole nelle quali è possibile che ciascuno di noi possa ritrovare se stesso, le proprie emozioni, il proprio sentire intimo. Mi piace concludere con i versi dello stesso Pasqualino Alessio: “La dolcezza dell’immenso sconfina su splendori infiniti di fioriti albori”

Nel canto e nel silenzio -poesie-

di Rita Chiusa. Atmosfere d’altri tempi ci introducono nella raccolta di poesie di Pasqualino Alessio Restivo: il filo di un romanticismo epico si snoda da un cuore puro e tesse la maglia di un corpo poetico che rende omaggio sia alla Parola sia all’Amore, nei cui confronti contemporaneamente il poeta si pone in ossequio, al servizio. Ogni singolo componimento crea la costante nell’insieme della silloge, attraversata dalla presenza dell’amata, rappresentata con delicatezza nelle componenti della sua femminilità. La sua figura è forza rigenerante e nobilita la tensione del dono di sé, che si ciba nondimeno dei frutti protesi dell’Amore. Come un Cavaliere-Poeta, l’autore si pone a “corte”, quasi a voler rispettare un “codice” amoroso, nei confronti sia dell’Amata, sia della Parola, con espressioni ed immagini mutuate dal linguaggio dell’Amor Cortese: l’Amata diventa così Parola che diventa a sua volta l’Amata. In questa inscindibile unione appare il desiderio intenso di voler sopperire alla realtà ultima di un sentimento che, alla fine, si ritrova impotente nel tentativo di legare per sempre gli amanti. Questo stesso sentire eleva il poeta verso agognate altezze di perfezione, dove l’animo è affinato, riversandosi, quindi, in un linguaggio delicato e riverente. Tuttavia, l’esposizione nobile di temi e di sentimenti si accompagna, altresì, su percorsi attraversati dalla narrazione lirica della consapevolezza di un vissuto amoroso costituito dal fervore emblematico di un errare fra il “trionfo dell’estasi” (Fiore Mistico) ed il suo consumarsi in “odio e amore” di catulliana rimembranza (Guerra e Pace, La Luce di un “Sì”, Le Catene del Cuore). L’Amore è richiesta perenne ed offerta incessante insieme di una “perfetta unione in imperfetto amore”, un “amore consacrato al vento”, quale segno e sacramento che sazia, lava e dona eternità. “[…] perché forte come la morte è l’Amore, tenace come gli inferi è la passione e le grandi acque non possono spegnerlo” (Ct 8:6). Proprio la sacralità del sentimento amoroso emerge ovunque, nel profano da essa redento, quale spazio riservato alle anime elette. Il sigillo dell’Amore impresso su di esse pone almeno uno dei due Amati, in questo caso il Poeta, alla ricerca della sua sostanza ed intima essenza, portandolo sulle vette di un Olimpo vivace, da cui, come per dispetto divino, l’Amante viene spinto, rotolando, in discesa fino agli Inferi, fino a turbarlo. In questa avventura, divenuta interiore, tuttavia, gli è riservato lo stupore della conoscenza in profondità della Passione, ‘”prigione” che libera la potenza generatrice della Parola. Da questo dinamismo emotivo, sensoriale e conoscitivo, prorompe la Gioia del “poetare”, quale figlia dell’Amore, scaturita dalle tensioni opposte in cui essa dipinge la sua immagine attraverso le mani di Restivo. Così, il “sentire” vivo e presente, fonte di gaudio, pari ad un colore dai toni brillanti, si mesce con quello di una speranza cristallizzata quale realtà divenuta irraggiungibile, nel ricordo, che, tuttavia, rimane lucido, nitido, della persona amata. La figura della donna, bramata ed odiata nello svelarsi della passione, raggiunta dal poeta, si traduce in Parola, della quale porta i tratti ambivalenti, in un ritmo e in un gioco espressivo, emblemi ancora di quella “mezura” di sapore stilnovistico, che rappresenta la giusta distanza tra il tormento ed il piacere, fra l’inquietudine e la sublimazione.

La Torre della Regina -poesie- Antologia di AA.VV.  Pasqualino Alessio Restivo pagg. 160-169

di Fabio Martini. La Torre della Regina è una raccolta di venti poeti per dieci pagine cadauno. Un’opera delle tante collettive dell’Inedito letterario, che periodicamente ripete, con la volontà di fare emergere, come suo intento unico, autori nuovi accompagnati dagli altri già presenti in altre raccolte e che ciclicamente si ripropongono con quella passione alla scrittura poetica che tanto affascina le anime gentili. Il periodo che stiamo vivendo, quello del corona virus, obbligandoci a casa, ha in qualche modo, invitato gli scrittori a dedicarsi alla loro passione meno recondita, scrivere in prosa o in versi, la seconda in questo caso, e dedicare al momento, una pietra miliare della letteratura dal basso verso quell’alto, che tanto meriterebbe, anche dagli altri scranni di chi si cimenta editorialmente, ben più spesso di quanto non accada, cosa che per l’Inedito Letterario, ormai, pare abitudine. Venti autori scelti dalla rete ed in particolate dal gruppo Facebook dell’Associazione Culturale l’Inedito che costantemente in rete è in cerca di storie da raccontare. La Torre della Regina, volutamente a ricordare la corona del virus, propone ad ogni poeta, di inserire una poesia tra le nove di ognuno, a ricordare proprio questo istante storico sociale che ci ritroviamo a vivere in ogni parte del mondo, un po’ tutti alla stessa maniera. Ognuno ha espresso il suo disagio, la sua tristezza, il rammarico, il dubbio, il futuro incerto, il presente drammatico attraverso poemi sofferti altrettanto, alla lettura sconfortata dagli eventi. Siamo piccole cose ognuno di noi, di fronte alla grandezza della natura che sempre, in mutevole sviluppo, si trasforma e a volte, ci mette alla prova. Questa volta ci siamo trovati di fronte ad un nemico invisibile che parrebbe senza scrupoli, anche se la vera sostanza degli avvenimenti attuali li leggeremo a posteriori e sapremo solo in quel momento l’entità reale del passato che per noi è l’oggi. Un presente colmo di dubbi seppur responsabilmente vissuto. Buona lettura.