Lorenzo Vicari, nasce a Enna nel 1965. Laureato in filosofia, ha svolto per diversi anni l’attività di pubblicista, collaborando alle riviste fiorentine di filosofia e scienze religiose: Città di Vita e Rivista di ascetica e mistica, con articoli e saggi su figure e aspetti della tradizione letteraria e filosofico-religiosa russa, tra Otto e Novecento. Su invito dell’Università Popolare di Leonforte, ha tenuto di recente un ciclo di lezioni e conferenze inerenti all’opera di Dostoevskij, Leopardi, Pasolini, Franco Battiato, nonché su specifiche tematiche culturali e antropologico-religiose, come il Romanticismo e lo spirito della religiosità popolare.


Il libro di Lorenzo

 

 

Che cos’è il romanticismo? – Gli uomini, le idee, le passioni, le aspirazioni

Il Romanticismo rimane un’eredità difficile da liquidare. Nella ricchezza immensa del suo retaggio spirituale, esso continua ad essere un sistema referenziale al quale sembra ancora oggi difficilissimo sottrarsi, riproponendosi, continuamente, in chiave di avventura o di sensibilità erotica, di psicologismo, di surrealismo, e comunque e sempre come discesa nel cuore (e nell’inferno) dell’essere umano. Fenomeno di Longue durée, il Romanticismo ha proiettato, con i suoi effetti duraturi, un’ombra lunga su tutto il XIX e il XX secolo, fino a lambire le propaggini del Terzo Millennio. E dalle tempeste politiche e spirituali di cui fu figlio, esso ci insegna ancora di quali sforzi titanici, generosi ed eroici, di quali fulminee ascese e abissali cadute, l’uomo può essere capace. Con la sua rivoluzione culturale e antropologica, il Romanticismo realizzò, sia pur brevemente, l’ultimo tentativo dell’uomo a regnare sulla Iolalità del mondo con la potenza del suo spirito, prima di venir risucchiato dai meccanismi di alienazione, di automazione e di perdita della centralità ontologica attuati dalla moderna civiltà della tecnica, Ma quale categoria metastorica, esso ha proiettato oltre il proprio tempo la poliedricità delle sue anime e dei suoi archetipi antropologici, dentro la cultura, i comportamenti e le strutture mentali della post-modernità. La nostra sensibilità sviluppata e morbosa per i sentimenti, per i lati oscuri del subconscio, per il mito della libertà individuale, per il culto del maledettismo artistico e il fascino della natura selvaggia, svelano grado e misura del nostro essere ancora figli del Romanticismo europeo: quella «grazia celeste o infernale» -scriverà Baudelaire – «alla quale siamo legati da stigmate eterne».